Guida · SRL

Compenso dell'amministratore di SRL

Federico Loffredo
A cura di Federico Loffredo, dottore commercialista
Aggiornata a ottobre 2026 · 7 minuti di lettura

Abbiamo aggiornato questa guida a settembre 2026.

Il compenso dell'amministratore di una SRL lo decidono i soci, alla nomina o con una decisione successiva, e per chi lo riceve è un reddito assimilato al lavoro dipendente. La società lo paga trattenendo l'IRPEF e un terzo dei contributi alla Gestione Separata dell'INPS, mentre gli altri due terzi li versa di tasca propria. Per la SRL il compenso è un costo che riduce l'IRES, a condizione che sia deciso per iscritto e pagato entro l'anno. La carica può anche essere gratuita, e in quel caso non si versano contributi sul compenso.

Chi decide il compenso dell'amministratore e come

Nella SRL gli amministratori li nominano i soci, e sono i soci a stabilire il compenso. Dal 29 aprile 2026 l'articolo 2389 del codice civile, modificato dal decreto legislativo 47 del 2026, dice che i compensi si stabiliscono all'atto della nomina dall'organo competente, salvo diversa previsione dello statuto. Il testo vigente si legge su Normattiva.

Nella pratica servono tre cose:

  1. una decisione scritta dei soci che indichi l'importo, annuo o mensile, e il periodo a cui si riferisce, oppure una clausola dello statuto;

  2. il pagamento effettivo del compenso, con un mezzo tracciabile;

  3. la trascrizione della decisione nel libro delle decisioni dei soci.

Che cosa succede senza delibera

Un compenso pagato senza una decisione dei soci è contestabile, e il fisco può negarne la deduzione. Le sezioni unite della Cassazione, con la sentenza 21933 del 2008, hanno stabilito che la delibera deve essere esplicita e che non basta l'approvazione del bilancio in cui il compenso compare, come ricostruisce Fisco Oggi. Se ti accorgi di aver pagato compensi senza delibera, parlane subito con un commercialista Ancora: una decisione successiva non sistema sempre il passato.

Come si tassa il compenso dell'amministratore di una SRL

Per chi lo riceve, il compenso è un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, secondo l'articolo 50 del testo unico delle imposte sui redditi. Si tassa quindi con l'IRPEF a scaglioni, 23%, 33% e 43% nel 2026, più le addizionali regionale e comunale, e spettano le stesse detrazioni di un dipendente.

La società agisce da sostituto d'imposta: trattiene l'IRPEF e la quota di contributi a carico dell'amministratore, versa tutto con il modello F24 e a inizio anno rilascia la Certificazione Unica. Così l'amministratore riceve il compenso già netto.

Per la società il compenso è un costo deducibile ai fini IRES nell'anno in cui viene pagato, secondo il principio di cassa dell'articolo 95 del testo unico. Vale il principio di cassa allargato: un compenso pagato entro il 12 gennaio dell'anno dopo si considera pagato nell'anno precedente, come ricorda Fisco Oggi. Ai fini IRAP, invece, il compenso non si deduce.

I contributi INPS sul compenso

Sul compenso si versano i contributi alla Gestione Separata dell'INPS. Nel 2026, secondo la circolare INPS 8 del 2026:

Situazione dell'amministratoreAliquota 2026
Senza altra copertura previdenziale, non pensionato35,03%
Pensionato o già iscritto a un'altra forma previdenziale obbligatoria24%

Due terzi dei contributi li paga la società, un terzo l'amministratore, con trattenuta sul compenso. La società li versa entro il 16 del mese successivo al pagamento. I contributi si calcolano fino a un compenso annuo di 122.295 euro, il massimale 2026.

Se oltre ad amministrare lavori nella società in modo abituale e prevalente, e la SRL svolge attività commerciale, l'INPS chiede anche l'iscrizione alla gestione commercianti, come spiega la scheda INPS sull'iscrizione. Le due contribuzioni si sommano: nel 2026 la gestione commercianti chiede almeno 4.611,64 euro l'anno.

Quanto costa il compenso alla società e quanto resta all'amministratore

La tabella ipotizza la Gestione Separata piena, nessun altro reddito e le addizionali stimate sulla media nazionale del 2%.

Compenso annuo lordoCosto per la societàContributi trattenuti all'amministratoreIRPEF netta e addizionaliNetto per l'amministratore
12.000 €14.802 €1.401 €695 €11.104 €
24.000 €29.605 €2.802 €2.767 €18.431 €
36.000 €44.407 €4.204 €6.683 €25.113 €
60.000 €74.012 €7.006 €16.047 €36.947 €

Il costo per la società comprende il compenso e i due terzi di contributi. Sul compenso di 12.000 euro spetta anche il trattamento integrativo di 1.200 euro, previsto per i redditi fino a 15.000 euro, ed è per questo che il netto supera la differenza fra le colonne. Su 36.000 euro di compenso, alla società costa circa 44.400 euro e all'amministratore restano circa 25.100 euro. La differenza non è tutta un costo perso, poiché circa 12.600 euro di contributi vanno sulla posizione previdenziale dell'amministratore.

Quale compenso convenga davvero dipende da quanto utile produce la società e da quanto resta distribuendolo come dividendo. Il confronto lo fa il calcolatore compenso o dividendi, che cerca la combinazione che ti lascia di più.

Compenso dell'amministratore di SRL con o senza busta paga

Chi cerca un compenso dell'amministratore senza busta paga di solito vuole sapere se serve un contratto da dipendente. Non serve: l'amministratore non è un dipendente e non ha un contratto di lavoro subordinato. Il compenso passa però comunque da un prospetto paga, il cedolino, con le trattenute di IRPEF e contributi, e compare nella Certificazione Unica. La società lo registra nel libro unico del lavoro nel mese in cui lo paga, secondo il vademecum del Ministero del lavoro del 5 dicembre 2008, mentre per la nomina non serve la comunicazione di assunzione al centro per l'impiego, come ha precisato la Direzione territoriale del lavoro di Macerata.

La busta paga vera e propria, con un contratto collettivo, ferie e TFR, c'è solo se l'amministratore è anche assunto come dipendente per mansioni diverse dall'amministrazione. È possibile in casi limitati, per esempio con un consiglio di amministrazione che controlla davvero il suo lavoro, e quasi mai per l'amministratore unico.

Compenso con partita IVA

Se l'incarico di amministratore rientra nella tua professione abituale, per esempio se sei un commercialista che amministra società per lavoro, il compenso diventa reddito di lavoro autonomo. In quel caso emetti fattura alla società e il compenso segue le regole della tua partita IVA. La regola sta nello stesso articolo 50 del testo unico, che esclude i compensi per incarichi che rientrano nell'oggetto della professione. Per un imprenditore che amministra la propria società, avere una partita IVA per un'altra attività non basta a cambiare le cose.

Amministratore senza compenso

La carica di amministratore può essere gratuita, e la legge non impone un compenso minimo. La gratuità va però scritta nello statuto o nella decisione di nomina: senza un documento, un controllo può partire dall'ipotesi che un compenso ci fosse.

Senza compenso l'amministratore non versa contributi alla Gestione Separata, poiché la base dei contributi è il compenso stesso, e non matura pensione da quella carica. Resta invece l'obbligo di iscrizione alla gestione commercianti o artigiani se il socio amministratore lavora in azienda in modo abituale e prevalente. Un socio amministratore senza compenso che lavora ogni giorno nella società paga comunque i contributi della gestione commercianti, e il risparmio sulla Gestione Separata non lo esonera da questi.

Casi particolari: consiglieri, liquidatore, premi e fine mandato

  • Consiglio di amministrazione. Ogni consigliere può avere un compenso proprio, deciso dai soci. Chi ha incarichi particolari, come l'amministratore delegato, può ricevere un compenso più alto per quelle funzioni.

  • Liquidatore. Quando la società è in liquidazione, il liquidatore ha un compenso che segue le stesse regole fiscali e contributive dell'amministratore, deciso dai soci con la nomina.

  • Compenso straordinario o premio. Un premio all'amministratore si può riconoscere, per esempio legato ai risultati dell'anno, con una decisione dei soci che ne stabilisca importo e criteri. Si tassa e si deduce come il compenso ordinario.

  • Trattamento di fine mandato. È una liquidazione che la società accantona ogni anno per l'amministratore, con regole proprie spiegate qui sotto.

Il trattamento di fine mandato

Il trattamento di fine mandato è l'indennità che la società accantona ogni anno e paga all'amministratore quando l'incarico finisce. Funziona fiscalmente solo se il diritto risulta da un atto con data certa anteriore all'inizio del mandato, di solito la decisione dei soci che nomina l'amministratore e fissa l'indennità. In quel caso la società deduce le quote accantonate anno per anno, e l'amministratore paga le imposte con la tassazione separata, senza sommare l'indennità agli altri redditi, come prevede l'articolo 17 del testo unico delle imposte sui redditi. Senza data certa l'indennità si tassa in modo ordinario e la società la deduce solo quando la paga, come ha stabilito la Cassazione nella sentenza 18752 del 2014, riepilogata da Fisco Oggi.

La data certa si ottiene per esempio con la registrazione dell'atto, con l'autentica del notaio o con il deposito del documento presso un ufficio pubblico, secondo gli esempi della circolare 10/E del 2007 dell'Agenzia delle Entrate. Conviene deciderlo prima della nomina, poiché un atto datato dopo l'inizio del mandato non basta.

Il compenso giusto, deciso per tempo

Il compenso dell'amministratore di una SRL è la prima leva con cui un socio si paga, e anche quella su cui si fanno più errori formali: delibere mancanti, compensi pagati in ritardo, contributi dimenticati. Vale la pena rivederlo ogni anno prima di dicembre, quando si è in tempo per deciderlo e pagarlo nel modo che conviene. Se vuoi farlo con i commercialisti di Ancora, parlaci della tua azienda.

Domande frequenti

A quanto può ammontare il compenso dell'amministratore di una SRL?

La legge non fissa un minimo né un massimo. Il compenso deve essere deciso dai soci ed essere coerente con l'attività svolta e con le dimensioni della società, poiché un importo sproporzionato rispetto ai conti può essere contestato.

Il compenso dell'amministratore unico segue regole diverse?

No. L'amministratore unico ha le stesse regole fiscali e contributive di ogni altro amministratore. Il compenso lo decidono i soci, anche quando l'amministratore unico è anche l'unico socio.

Il compenso si può pagare una volta l'anno?

Sì. Può essere pagato ogni mese o in un'unica soluzione, come prevede la decisione dei soci. Per dedurlo nell'anno va pagato entro il 31 dicembre, o entro il 12 gennaio successivo.

Chi versa la ritenuta sul compenso dell'amministratore?

La versa la società, come sostituto d'imposta. Trattiene l'IRPEF e la quota di contributi dell'amministratore e le versa con il modello F24 entro il 16 del mese successivo al pagamento.

Vuoi capire come si applica al tuo caso?

Un commercialista del team Ancora rivede il tuo caso, quando si è in tempo per decidere.

Guide collegate